Raffaello Lavagna - Sacerdote - nato a Savona 22/10/1918 - Drammaturgo - Librettista lirico
Autore di testi per canzoni e melodie sacre - Giornalista della Radio Vaticana e animatore di spettacoli teatrali.



Don Lavagna comunica che, oltre alla consultazione del presente SIto, chi volesse approfondire la sua conoscenza potrà consultare una serie di dossier cartacei (scritti, foto) presso i seguenti indirizzi:

- Biblioteca Comunale, Via Monturbano, 14 – 17100 - Savona tel: 019/8310393 - fax: 019/8310716

- Biblioteca del Burcardo della SIAE – Via del Sudario, 44 – 00186 – Roma tel: 06/681971 - fax: 06/68194727

- Biblioteca Radio Vaticana - Piazza Pia 3 - 00193 ROMA - tel: 06/698/83551/4365 - fax: 06/6988384 - SEDOC@Vaticaradio.VA


Anni 1918- 1949 Anni 1950- 1959 Anni 1960- 1969 Anni 1970- 1979
Anni 1980- 1989 Anni 1990- 1999 Anni 2000- 2009 Anni 2010- 2011


ANNO 1950 – Trasferito a Savona (come Insegnante di Religione) Lavagna sempre appassionato di teatro propone, per il Congresso Eucaristico Diocesano, di realizzare uno spettacolo sacro: “Il Miracolo del Corporale” (sul famoso miracolo eucaristico di Bolsena) un testo del ‘300 Orvietano da recitare assieme al “Gran Teatro del Mondo”, di Calderon de la Barca - due testi visti nella realizzazione di Carlo e Fernando Tamberlani, sullo stupendo sagrato del Duomo di Orvieto. (FOTO 1)
           – La proposta viene discussa nel Comitato preparatorio del Congresso e stava per essere bocciata dall’obiezione di un anziano Canonico: “Ma poi la gente andrà a teatro, invece che alla predica!”. Superato l’ostacolo per l’intelligente intervento del Vescovo (S.E. Mons. Parodi) lo spettacolo viene replicato con successo per tre sere, nella stessa settimana del Congresso, con un commento simpatico, la sera della terza replica conclusiva, presenti tutte le Autorità – commento da parte del Presidente della Provincia (Astengo, un riconosciuto laico liberale) commento al Vescovo: “Eccellenza, complimenti...perché Lei lo sa...che io non sono molto abituato all’odore delle candele in chiesa (e disse un termine ligure: “a spussa”!), però, complimenti, perché la predica me l’avete fatta a teatro!”. Col commento, a sua volta, poi, del Vescovo alla presenza dell’anziano Canonico: “Come vede, Monsignore, che si può fare la predica anche a teatro!”. E, partito il Vescovo e il Canonico, Lavagna agli amici attori: “Teh”, con conseguente gesto del braccio: che “quando ci vuole, ci vuole!...” - gesto non molto ortodosso ma, istintivo, che, in un ambiente ristretto e tra persone intelligenti e aperte...proprio non scandalizzò nessuno!
           - Nello stesso anno 1950, andato a Milano per assistere alla “prima” alla Scala dell’Oratorio di Lorenzo Perosi, “Il Nazareno” - che l’Ente Scaligero aveva commissionato al musicista – Lavagna, appassionato di musica e anche incuriosito per l’annuncio sui giornali, che la regia dell’Oratorio era di Giorgio Strehler, del Piccolo Teatro di Milano, Lavagna ha la sorpresa di capitare nel momento in cui il Cardinale Arcivescovo di Milano, Schuster, aveva consigliato il M° Perosi, di non presenziare alla “prima” del suo Oratorio alla Scala: ”Se no, tutti i preti mi chiederanno di andare alla Scala!” (Allora era un tabù per i sacerdoti andare a teatro, anche se si rappresentavano opere sacre!). Lavagna, che, come giornalista, aveva la dispensa dal suo già nominato e intelligente Vescovo, si presentò, tranquillo, alla Scala per richiedere un biglietto al Segretario Oldani, suo amico e braccio destro del Sovrintendente Ghiringhelli. Oldani piuttosto indispettito per la proibizione del Cardinale, così apostrofava l’amico prete potente un biglietto per il concerto: “Eh, no! Non ci potrà essere, in teatro, il prete Perosi?! Ebbene, nessun biglietto gratis per nessun altro prete! C’è il botteghino per chi vuole assistere al concerto!”. E dopo la sfuriata, via di corsa; mentre il prete Lavagna, basito per quella intemerata, chiedeva spiegazioni al portinaio: “Ma cosa è successo?” Passati pochi minuti, ecco che ritorna l’Oldani, stavolta più calmo: “Ho cambiato idea, il prete Perosi doveva essere presente al concerto? Ebbene, un prete ci sarà! Ecco, questa è la busta con il biglietto per il palchetto che era stato destinato a Perosi!”.
           – Di lì, la ferma promessa di Lavagna di riparare, un giorno quello sgarbo a Perosi, (sia pure in buona fede) da parte del Cardinale, perché era assurdo che non solo si proibisse all’autore, ma anche ai preti, di assistere ad un’opera di carattere sacro! Sarebbe stato non solo bello, ma doveroso assistere a un evento religioso, una volta tanto che (diciamolo parafrasando il buon Pier Capponi) una volta tanto che, in un così prestigioso palcoscenico, tra tanto “suonar di trombe”, si poteva sentire qualche rintocco di “campane”!
           - E la promessa fu mantenuta da Lavagna, al momento giusto…ma di questo vedere all’anno l972. Sempre negli anni 1950 vengono trasmessi dalla Rai i primi radio-drammi di Lavagna: Vetri infranti da un’idea dell’amico commediografo Vittorio Calvino - Perpetua e il giovane Curato da una novella di Primo Mazzolari - e Fedele da un racconto di Antonio Fogazzaro. Erano gli anni in Rai dei radiodrammi che componevano, e trasmettevano anche loro in RAI: Maurizio Scaparro, in seguito prestigioso regista, Alberto Perrini, tra l’altro, vero pioniere della drammaturgia radiofonica (anche presso la Radio Vaticana) ed era programmista della Rai, allora, Giuseppe Patroni Griffi, che diventerà un illustre autore teatrale ed acclamato regista. E proprio a lui, Lavagna, presenterà il suo primo radiodramma (su citato) Vetri infranti, che riguardava l’episodio di un incontro fraterno (diciamo ecumenico ante litteram!) tra un Pastore protestante ed un Parroco cattolico, in Germania, le cui abitazioni gravitavano sulla stessa piazza, dove giocavano sia i figli del Pastore, che i chierichetti della Parrocchia, che, a vicenda, avevano infranto con il loro pallone giocando sulla piazza: sia gli uni i “vetri” dell’abitazione del Parroco, sia gli altri quelli della casa del Pastore! Radiodramma che aveva un titolo sicuramente bruttino: “Un pallone tra i Reverendi”! Radiodramma cui, il funzionario Patroni Griffi, avendo letto il testo, suggerì diciamo così “sua sponte” di cambiare con il titolo di Vetri infranti – cosa che non solo Lavagna accettò, ma di cui ringraziò, perché riassumeva perfettamente il significato del radiodramma in quanto quei “vetri” infranti dai ragazzi avevano infranto una precedente e preconcetta contrapposizione tra le due comunità religiose – quasi con un significato ecumenico – cosa che, invece, fu poco gradita dalla Curia del Lavagna, che ne ebbe anche un riservato rimprovero! In quanto eravamo in tempi ben lontani da quello che sarà, in seguito, addirittura un tema del Concilio Vaticano II: l’ecumenismo! E che, al contrario, ebbe da un padre Gesuita, Bea, che aveva ascoltato alla radio “Vetri infranti”, ebbe un prestigioso apprezzamento! – Cosa, invece, ben capita sia dal laico Rai Patroni Griffi, che dal padre Gesuita, che, diventerà poi, Cardinale di Santa Romana Chiesa! Radiodramma che lo stesso Lavagna (come si dirà più avanti) chiamato alla Radio Vaticana (anni 1955) potrà addirittura mandare in onda, diventato programmista alla Radio Vaticana!? – Nessuna frase migliore a commentare quanto successo, che la sintetica, e sempre e quanto vera, frase:“O tempora, o mores!?
           - Radiodramma di Vetri infranti che ebbe anche un episodio esilarante presso la Stazione Radio Rai di Firenze, dove si facevano le prove per la registrazione – in quanto i ragazzi stessi protagonisti del radio dramma avevano finito, con la palla necessaria per gli effetti sonori, avevano finito per divertirsi e per spaccare veramente, per “in- frangere” un vetro della sala in cui si provava! - Con il commento simpaticamente borbottante del regista Umberto Benedetto:”Va bene, sì, che il tema è “Vetri Infranti!”… Adesso però capisco bene…il perché della Strage degli Innocenti”! - Ed è proprio durante quella registrazione, della fortuita presenza di Don Lavagna, nella Sede RAI di Firenze, che capitò negli studi l’allora Direttore della Radiofonia, Sergio Pugliese, con cui, presentato dal regista Benedetto, Lavagna potè allacciare un rapporto di servizio col Direttore, che simpatizzò subito col Don, che fu invitato a collaborare in Rai alla trasmissione di “Sorella Radio”, una rubrica radiofonica dedicata agli ammalati –  il tutto preludio – delle volte si dice casuale, ma provvidenziale – preludio che fu quasi un biglietto da visita, per la successiva chiamata di Lavagna alla Radio Vaticana – si dirà, in seguito, nella curiosa storia all’Anno 1955!
           - Ed a proposito di quanto ricordato sopra del Radiodramma La Perpetua e il giovane
Curato tratto da una novella di “Primo Mazzolari”, a parte una sua carissima lettera di compiacimento, Lavagna sente il dovere di serbare memoria, che, dopo la sua chiamata in Vaticano (1955) ebbe la gioia di accompagnare il Mazzolari, all’Udienza che Papa Giovanni XXIII volle concedere al Mazzolari, quasi a riparazione di tante diffidenze curiali nei suoi riguardi in passato – con questa confidenza del Mazzolari, dopo l’Udienza, scendendo sull’ascensore, e con le lacrime agli occhi: “Certo, dopo tante rampogne, certo fa piacere una carezza papale, che ti ripaga di tante diffidenze e amarezze del passato!”
           - Sempre nel 1950 Lavagna viene incaricato dall’allora Capo dei Servizi Radiofonici RAI, Vittorio Veltroni, di un servizio al Congresso Eucaristico Internazionale di Barcellona, e sarà una delle trasmissioni, che, per Lavagna, sarà come un altro biglietto da visita per la sua chiamata, in seguito, alla Radio Vaticana! Proprio vero che, spesso sulle nostre strade, guida il famoso detto di Manzoni: “La c’è la Provvidenza!”
           - Ancora nel 1950, la composizione di La Leggenda di Caterina da Siena, da parte di Lavagna - testo scritto per ovviare ad un contenzioso della Curia Savonese con la città di Varazze, dove nella Processione per la Festa di Santa Caterina, 29 aprile, dei gruppi di ragazzi, nella processione (che si faceva il mattino) mimavano vari episodi della vita della Santa, con applausi, e fermate della processione – la qual cosa era disapprovata giustamente dalle Autorità Religiose, tanto da minacciare la scomunica, e l’interdetto: se la cosa fosse proseguita! Don Lavagna, presente ad una riunione in Curia, interpellato, in merito, fece osservare che quella mimazione, indubbiamente non era altro che un residuato di una sacra rappresentazione del passato, rimasta diciamo così…senza la parola! (FOTO 1 A – FOTO 1 B)
           – Soluzione? – Ripristinare la sacra rappresentazione, togliendo la mimazione dalla processione! – “Presto detto! – E il testo?” – Lavagna: “Ghe pensi mi!” – E giù a passare in rivista gli episodi più significativi, leggersi tutte le lettere di Caterina, eccetera…Composto il testo, scelti tra i ragazzi delle scuole medie i più adatti per la recitazione…via alle prove! Solo che il partito sopra tutto delle anziane persone, cui si era tolta la mimazione, che da anni era una tradizione, pensarono una sera, di aspettare in un vicolo il Lavagna…per chissà…erano armati di bastone! Solo che, fortunatamente, avvisato il Lavagna, alle prove, invece di passare per quel vicolo, per prendere il treno per Savona…Lavagna fu accompagnato a Savona con una auto! E le ultime prove furono seguite dai Carabinieri, avendo avvertito le autorità! Il risultato finale?! Un vero successone! Perché lo spettacolo teatrale, fatto nel pomeriggio, con un solenne corteo in costume, ebbe subito il plauso (si capisce interessato!) dei commercianti, perché la gente che veniva da tutti i paesi vicini, per vedere la processione il mattino, si fermò per il pomeriggio, per assistere alla novità (cosa che restò poi, anche negli anni seguenti) e quindi tutto un raddoppiato interesse religioso – turistico - commerciale! – E anche con, tutto sommato, un rimangiamento da parte dei tradizionalisti, che, onestamente, dovettero convenire che la cosa meritava, e anzi migliorava sul piano emozionale e spettacolare! Con una doverosa menzione che, Lavagna trovo un prezioso collaboratore in un carissimo amico il dottor Massone, una autorità prestigiosa in Varazze, che condusse le operazioni con tatto e discrezione, anche per essere ossequiente ai dettami della Curia, da ottimo, e qual era veramente, devoto cristiano!
           - Finendo tutto in gloria! Proprio il caso di dire: “Vedi un po’ di cosa è capace il teatro!”! Con la curiosità: che il testo, restato, e continuato a recitarsi a Varazze, fu, poi, da Lavagna, oltreché messo in onda alla Radio Vaticana – anche messo in scena a Roma (vedi anno 1980) con attori professionisti di alto rango, per il Centenario di Santa Caterina, e addirittura portato a Castelgandolfo, nel Palazzo Pontificio, alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II”! Con un simpatico finale, che il Santo Padre, ricevendo gli attori, si complimentava, prima con l’attrice Santa Caterina: “Meno male che ci fu lei, a convincere il mio collega Papa di Avignone, a tornare a Roma” . E poi rivolgendosi all’attore Papa di Avignone: “ Anche se lei, caro collega di allora, aveva una certa ragione di restare ad Avignone! Le avevano costruito quel magnifico Palazzo dei Papi! Anche se, dica la verità, i Palazzi Papali di Roma, beh, sono un’altra cosa, no!?” – Naturalmente da tutt’ i presenti ci scappò un bell’applauso a scena aperta!” – con una constatazione a favore dell’autore Lavagna: che, se un testo è valido, ha successo sia in ambiente amatoriale e anche di attori ragazzi, che con un gruppo qualificato di attori del teatro di prosa (vedere le FOTO 1 C - FOTO 1 D)

ANNO 1951 - Lavagna frequenta i Corsi di Radio e Televisione presso l’Università “Pro Deo” di Roma, ora “LUISS”; ed é il primo Assistente Diocesano a Savona dell’A.I.A.R. (Associazione Italiana Ascoltatori Radio) che in seguito aggiungerà alla sigla una T, per la Televisione, diventando. A I.A.R.T. (Associazione Italiana Radio e Televisione).

ANNO 1952 - Su designazione del conosciuto Direttore Pugliese della nascente TV Italiana - passato dalla Direzione della Radiofonia alla Direzione della Televisione - Lavagna (su sua proposta) viene incaricato della consulenza religiosa, nella notte di Natale, della “prima” Messa in TV, trasmessa dalla Chiesa di San Gottardo in Corte. nel Palazzo Reale di Milano, abituale sede della Messa degli Artisti, con la partecipazione di cantanti della Scala e di attori del Piccolo Teatro, presenti, in quel periodo, nei teatri milanesi. Da notare che la prima Messa televisiva avveniva esattamente sette secoli dopo, e precisamente nello stesso giorno, quello di Natale, in cui Santa Chiara vedeva in “diretta” dalla sua cella la Messa che si celebrava in chiesa, come riferiscono i Fioretti di San Francesco: “Erasi il Natale in cui Ella videsi et udissi, infirmata in cella, la Messa in Santo Damiano”. Naturalmente allora, senza telecamere, né televisore!
           - La consulenza di Lavagna, però, per poco non gli procurava una denuncia al Sant’Ufficio di quei tempi, denuncia proposta ancora da quel sant’uomo del Cardinale Schuster, Arcivescovo di Milano, cui qualcuno aveva detto: “Ah, Eminenza, quei cavi, quelle telecamere, come disturberanno le funzioni e la devozione dei fedeli!” - Cosa che fa oggi sorridere; ma bisogna riferirsi a quei tempi, e al fatto che il Cardinale era un liturgista benedettino e credeva, sempre in buona fede, quel che gli veniva riferito, ma (come si dirà nel seguente Anno 1953) l’Eminentissimo con un bel atto di umiltà, in seguito, si ricrederà!.
           - Tutto ciò, anche se già era apparso sull’Osservatore Romano un articolo, proprio a firma di Lavagna, che dava lo spunto per proporre la proclamazione di S. Chiara “Patrona della Televisione”, proclamazione che avverrà nel 1958, dopo il normale iter della pratica presso la competente Congregazione Romana. Lavagna si salvò dalla mezza scomunica, minacciata dal Cardinale Schuster, solo perché il rimbrotto andò a finire su Monsignor Pisoni, allora Direttore del giornale cattolico milanese “L’Italia”, e Presidente della Fondazione dei Mutilatini di Don Gnocchi, e anche Assistente Ecclesiastico della Messa degli Artisti – Monsignore che aveva detto, lui, la Messa di Natale, e avrebbe dovuto lui, avvertire il Cardinale, o quanto meno la Curia di Milano – perchè Lavagna era solo, in quel frangente, nella veste di Consulente della Televisione Italiana!
           - Sempre nel settembre 1952, Lavagna partecipando ad un Concorso Francescano, viene premiato per una sua composizione: La predica agli Uccelli” uno dei più bei Fioretti di Santo Francesco, con la motivazione così giudicata da Giovanni Cenzato del Corriere della Sera: “Lavagna ha saputo creare con la “Predica” una atmosfera francescana di una limpidità squisita ed armonica. Io considero una fortuna l’aver fatto parte della Commissione giudicatrice del Concorso indetto dal Forum Franciscanum di Erba per una composizione sul grande Santo, concorso al quale partecipò il Lavagna, e di avere saputo scoprire sotto il velo dell’anonimo, la mano di un vero artista”. IL fioretto fatto conoscere a Gian Carlo Menotti da Lavagna per farne un testo per una composizione musicale, sulla falsariga della “Prèdication aux oiseaux” di Listz, ebbe il risultato di un apprezzamento, sì, ma il Lavagna seppe poi, che Menotti non componeva mai su testi altrui – anche se, poi, diventato il Duca di Spoleto, ricordandosi di quel testo, e  saputo che Lavagna aveva composto uno spettacolo intero con altri Fioretti, ne volle una rappresentazione a Spoleto, come omaggio all’Umbria francescana, e anche per (diciamo così) con quel testo religioso al Festival dei Due Mondi di Spoleto, farsi perdonare e riparare ad un contenzioso con la Curia Spoletina, come si dirà, meglio all’Anno 1968.

ANNO 1953 - A Lavagna, però, che aveva fatto esperienze a Parigi ed in Olanda (dove le trasmissioni religiose alla TV erano ormai un dato di fatto) quegli atteggiamenti ecclesiastici negativi del Cardinale Schuster contro la TV...proprio non andavano giù! Per cui, nel settembre del ’53, ancora su proposta di Lavagna, sempre al Direttore Sergio Pugliese, la RAI-TV accettava di effettuare la “prima trasmissione “esterna” da Piazza Vittorio di Torino, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale - però con la clausola che non ci fossero difficoltà con le Autorità Ecclesiastiche, come era successo per Milano, con il Cardinale Schuster! Stavolta, però, si era in altra Diocesi, e con un altro Arcivescovo, quello di Torino, il Cardinale Fossati (persona aperta e disponibile) che, ad ogni buon conto, stavolta, Lavagna (dopo l’esperienza negativa di Milano con l’Arcivescovo Schuster) volle di persona interpellare per l’approvazione della ripresa TV…
           - La trasmissione ebbe, però, di nuovo, ancora, alcuni momenti di incertezza, quando si seppe che al Congresso Eucaristico di Torino era inviato, (come d’uso) dal Vaticano, come Cardinale Legato, proprio l’Arcivescovo Schuster di Milano (proprio colui che aveva invocato sanzioni per la S. Messa televisiva del Natale precedente!). Ma siccome tutto si svolgeva in altra diocesi, e sotto altra giurisdizione ecclesiastica diocesana, Lavagna si precipitò subito a Torino dal Cardinale Fossati per far conoscere l’opposizione, manifestata, a Milano, per ogni ripresa TV, da parte del Cardinale Schuster - con la risposta pacata e rassicurante del Cardinale Fossati: “Caro Don Lavagna, si ricordi che ogni Vescovo, nelle cose lecite, e buone, ogni Vescovo, nella sua Diocesi...è Papa!”. Per cui, la trasmissione poteva aver luogo regolarmente alla data prevista. Però, in quella delicata situazione, Lavagna sempre preoccupato, pensò ad uno stratagemma: di pregare un suo amico, un giovane Canonico del Duomo, perché facesse vedere ai Canonici, nella Sala del Capitolo, in diretta, la speciale trasmissione del Congresso da Torino! Allora, si trasmetteva soltanto tra Milano e Torino!
           - E qui va ricordato che, durante la trasmissione della cerimonia, ci fu una certa condiscendenza da parte del regista (Gagliardelli) alla discreta richiesta di Don Lavagna, Consulente Ecclesiastico, quando fosse stato possibile, di inquadrare ripetutamente il Cardinale Schuster in "primo piano"; cosa che avrebbe certamente avuto un impatto psicologico sui televedenti Canonici in quel di Milano!
(FOTO 2)
           - Il risultato fu: che, appena finita la cerimonia e saliti in Episcopio sia il Cardinale Fossati, che Schuster, arrivò da Milano una telefonata urgente ed entusiastica dei Canonici milanesi al Cardinale Schuster: “Che meraviglia, Eminenza, abbiamo visto ed assistito “sicuti presentes” alla bella cerimonia in TV: alla processione, alla sua predica e benedizione...una cosa veramente meravigliosa la Televisione!!”. E, dopo la telefonata, lo stesso Schuster (con tutta sincerità e umiltà) faceva al Cardinale Fossati i suoi complimenti, riferendo, stavolta, non più le sue obiezioni negative, ma le impressioni tanto favorevoli dei suoi stessi Canonici milanesi! Con la conseguenza: che lo stesso Cardinale Schuster officiava il primo Pontificale solenne in TV, nel Duomo di Milano, il seguente 1 novembre, festa di Ognissanti! Al che, dopo questo avvenuto, al Lavagna, certo, agli amici della TV, presenti anche loro e alla presenza di tali Eminentissimi, non veniva certo la voglia di ripetere il gesto precedente, poco ortodosso! ( di cui s’é data menzione a quanto capitato e detto nell’anno 195O) – ma, sicuramente, era proprio il caso: di ricordare, ancora una volta, il bel detto latino: “O tempora, o mores”- Con il commento simpatico del Cardinale Fossati di Torino, che, lieto della buona riuscita della trasmissione, andato via il Cardinale Schuster: “Caro don Lavagna, sarebbe il caso di dire, come dicevano in liceo al Seminario, alla conclusione i teoremi di matematica, e di algebra: “Come volevasi dimostrare!”

ANNO 1954 – Lavagna, ormai ben introdotto alla RAI-TV propone sempre al Direttore TV Pu-gliese, un documentario: La Passione secondo Giotto”, con il “Video”, dalle pitture giottesche della Cappella degli Scrovegni di Padova, e, con l“Audion”, fuori campo, il commento parlato da parte dei personaggi – attori, della Compagnia del Teatro Stabile di Bolzano diretti da Fantasio Piccoli. Un parlato con i testi delle Sacre Rappresentazioni del ‘300, abbinando così il trecento pittorico con il trecento letterario! Il successo fu tale che ancora Sergio Pugliese, sempre Direttore RAI –TV, fece richiedere a Lavagna di fare un “bis in idem” con un “Natale secondo Giotto”, sempre con la stessa formula: “video” da Giotto, e con l”audio” dai testi medievali sacri. Il tutto avvalorato dal fatto che il giornale milanese “La Notte”, emanazione dell’Unione Industriali (che parlava, allora, sempre male della nascente TV Italiana!) giornale che, in occasione della precedente trasmissione, La “Passione secondo Giotto” aveva titolato, su quattro colonne: “Passata in TV la Pasqua con la bocca buona”! - Per cui si voleva, la bocca buona passarla, con la trasmissione ideata da Lavagna, la “bocca buona” si voleva passarla anche a Natale!

ANNO 1955 – Lavagna è consulente il 25 aprile per incarico ancora da parte del Direttore Pugliese per la S. Messa trasmessa dalla RAI-TV in Piazza della Vittoria di Genova e celebrata dal Cardinale Siri (ormai le trasmissioni religiose erano acquisite nell’ambiente ecclesiastico). La Messa veniva officiata in occasione del X ° Anniversario della Liberazione, alla presenza del Presidente della Repubblica Einaudi.
           – Nel luglio dello stesso anno Lavagna viene chiamato a Roma come programmista-regista delle trasmissioni in Lingua Italiana alla Radio Vaticana. Una chiamata abbastanza curiosa, dovuta all’aver chiesto il Lavagna un autostop ad un Signore, sulla Via Aurelia a Savona; Signore che niente popò di meno era il Governatore della Pontificia Commissione dello Stato Città del Vaticano, Conte Enrico Pietro Galeazzi, la persona di fiducia di Papa Pacelli! Cui, il Lavagna, senza sapere chi era quel Signore, si confidava raccontando le sue disavventure proprio con il Cardinale Schuster, esponendo poi i suoi progetti in campo artistico, radiofonico, televisivo, e sopratutto teatrale - tant’è vero, che proprio quel viaggio (per il quale, avendo perso il treno, Lavagna aveva chiesto un passaggio per arrivare a Genova per prendere il treno da Torino, per Pisa, Firenze, per andare ad Orvieto a vedere uno spettacolo (guarda caso) “Il Miracolo del Corporale” che Lavagna, a Roma, rimetterà in scena; testo portato in tournée in Italia è diventato poi libretto lirico (anno 2001). Quel Signore: “Ma non è proibito per voi sacerdoti andare a teatro?” (allora era proprio così!) - Ma il Lavagna che aveva il permesso del suo Vescovo, come giornalista! – “Sì,” – la pronta risposta di Lavagna: “ Ma io ho un Vescovo aperto ed intelligente, che mi ha dato il permesso, dato il mio interesse verso quel settore, a fini pastorali” – E continuando il Lavagna: “Sa, mica, poi, ce ne sono tanti Vescovi così aperti e intelligenti come il mio!” – Signore che chissà, magari per simpatia, accompagnato alla Stazione Brignole il Lavagna, per prendere il treno, poi, per Pisa, Firenze, Orvieto (dove Lavagna vedrà proprio quel ”Miracolo del Corporale” recitato poi un po’ sempre, come prosa, ed infine nell’anno 2001 adattato come libretto per la lirica) –  Quel Signore , salutando Lavagna gli offriva, per dire una Messa “secondo la sua intenzione”, offriva la somma di 10.000 lire (una cifra enorme per quegli anni!) forse perché il Lavagna aveva detto di essere da poco sacerdote, e nel tempo delle “vacche magre” – e quel Signore: “L’offerta andrà per le sue vacche grasse!!” E con le 10.000 dava anche il suo biglietto da visita! Solo che, leggendovi Lavagna il nome del Signore: Conte Enrico Galeazzi, Governatore della Stato Città del Vaticano, Lavagna, che sapeva benissimo, che era la persona di fiducia di Papa Pio XII – Lavagna restò basito, senza parole, sopratutto pensando a quel che aveva detto della gerarchia ecclesiastica! Signore che comprendendo l’imbarazzo del Lavagna , salutando: “ Non si preoccupi, la capisco, ma stia tranquillo lei vuol bene alla Chiesa”… Lavagna contento dello scampato pericolo, pensava di averla fatta franca (come già col Cardinale Schuster!) anche con quel distinto Signore, Signor Conte, del Vaticano!
           - Solo che, passato qualche giorno, Lavagna viene chiamato dal suo Vescovo di Savona Parodi (aperto e intelligente!) che chiede spiegazioni a Lavagna: “E bravo, che sei andato a trafficare a Roma! C’è qui una lettera in cui mi si chiede il permesso per un tuo trasferimento a Roma! Dimmi la verità: dove sei andato a trafficare!” – E Lavagna: “Io, a Roma, ma per carità!” sapendo bene che ogni Vescovo è sempre dispiaciuto che i suoi sacerdoti vadano fuori diocesi, lasciando il servizio pastorale- E il Vescovo ad insistere: “Su, dimmi la verità, dove sei andato a trafficare, qui c’è una precisa lettera di una tua chiamata per la Radio Vaticana…” – “Ma, Eccellenza, là sono tutti Gesuiti!” - Il Vescovo porge la lettera: “Leggi” – altro momento di crisi! La lettera portava la firma di quel Signore: Conte Enrico Pietro Galeazzi, Governatore dello Stato Città del Vaticano, da cui dipendeva la Radio Vaticana - “Ah, sì, ho conosciuto questo signore, cui chiesi un autostop, qualche giorno fa, ma non mi sono mai sognato di chiedere di andare a Roma, e, le ripeto, alla Radio Vaticana, poi, sono tutti Gesuiti”. Ricordandosi, poi, del biglietto da visita, lo mostra, aggiungendo: “Oltretutto, Eccellenza, chiacchierando., con quel Signore mi è venuto di dire di lei…” - ”Cosa hai detto di me?” – “Che di Vescovi così aperti e intelligenti, come lei, non è che ce ne siano molti sulla piazza!?” – Fatto sta che, facendosi ben raccontare tutta la storia dell’autostop - saputo come erano andate le cose: o sia stata la frase elogiativa nei riguardi del Vescovo, a rabbonire l’Eccellentissimo (magari compiaciuto dell’elogio!) ,o, più che tutto la sincerità del Lavagna, o che così fosse decretato nelle disposizioni della Provvidenza - a Lavagna fu concesso il trasferimento alla Radio Vaticana! E tutto per un occasionale, o provvidenziale che sia stato…
quell’ autostop! Perché Lavagna sarebbe rimasto un umile parrocchetto, in quel di Savona, se, quella mattina, egli, sul marciapiede, a chiedere l’autostop, fosse arrivato anche un solo un istante dopo che quella auto era già passata!
           – Le mansioni alla Radio Vaticana di Lavagna , furono quelle di programmista – regista delle trasmissioni in Lingua Italiana, di cui era, allora, Direttore il Gesuita Padre Francesco Pellegrino, un vero artista della radiofonia, dalla fondazione della Radio Vaticana – Padre Pellegrino allora il radio-cronista ufficiale, universalmente apprezzato speaker, soprattutto per i collegamento con la RAI (allora non esisteva la TV!) soprattutto in occasione di trasmissioni delle Cerimonie Pontificie via Radio. Radio dove il Lavagna ha un ottimo collaboratore in Benedetto Nardacci, speaker sia per la Radio Vaticana, che per la RAI-TV – Radio dove Lavagna realizza (come era da immaginarsi!) il primo ciclo continuativo di teatro radiofonico, (già peraltro iniziato da Alberto Perrini - vedi anno 1950) radio-scene dalle opere di tutti i più grandi autori che, nel tempo, avevano composto drammi a sfondo religioso, o para religioso. Radio - scene cui venivano invitati prestigiosi attori (date le conoscenze teatrali di Lavagna!) Renato Rascel, Aroldo Tieri, Tino Buazzelli (FOTO 3)
           - Radio - scene che sono in corso di lavorazione: per essere immesse su Internet, e che potranno essere utilizzate dalle Radio Cattoliche; radio – scene già belle confezionate e trasmettibili nelle programmazioni loro locali periferiche - dove certo non c’era, e non c’è, la possibilità di avere nomi prestigiosi di attori “in loco”!. Per avere un’idea del modo di realizzare il programma italiano da parte di Lavagna sarà significativo accennare al suo metodo; per fare un esempio: dovendosi leggere il Vangelo, il sabato, prima della predica per la domenica seguente, Lavagna propose al Direttore Padre Pellegrino, per rendere vivace, appetibile il programma – propose di far leggere il brano del Vangelo all’attore Gino Cervi, caro amico che, allora, interpretava, nella serie dei Don Camillo, la parte del Sindaco Peppone con Fernandel! Il Padre Pellegrino, persona intelligente, approvò subito, però ricordando che: naturalmente la Radio Vaticana non era in grado di poter dare i compensi RAI (allora Cervi faceva anche la pubblicità per una ditta di liquori, dalla quale percepiva – mi pare – tre milioni di compenso!) – La cosa riferita da Lavagna all’amico Cervi, questi contro-propose un compenso abbastanza curioso! Egli era accanito fumatore di sigari Avana, che, in quel periodo, non arrivavano, date le sanzioni in corso in Italia! Mentre il Vaticano era esente dalle sanzioni! - Contro-proposta di Cervi: che, ad ogni registrazione egli si sarebbe accontentato di una scatola di sigari Avana (costo… 3.000 lire!) E’ appena il caso di ricordare il successo e le telefonate da parte di radio-ascoltatori: “Ma è proprio vero?! Che facendogli leggere il Vangelo, avete convertito il signor Sindaco comunista Peppone?!” (FOTO 4).

ANNO 1956 – Oltre l'impegno della Programmazione delle trasmissioni in Lingua Italiana, Don Lavagna viene incaricato anche dei microfoni delle Cerimonie Papali. E qui il Lavagna deve una spiegazione, soprattutto in riferimento a quanto si dirà per la sua attività in campo teatrale, che sembrerà contrastare con gli impegni della Radio Vaticana - per spiegare che…erano appunto quegli impegni “extra” alla varie cerimonie pontificie…che gli permettevano di accumulare tutta una serie di straordinari, che, invece di essere assommati al mensile, egli li sfruttava in giornate libere, da dedicare al teatro, la sua passione fondamentale! (FOTO 5FOTO 6)
           - Ed è difatti di quell’anno la fondazione da parte di Lavagna del Centro Spettacoli Sacri, con cui inizierà tutta una serie di recite, di cui la prima fu la fortunata rappresentazione de “I Fioretti di Santo Francesco”, che con l’aggiunta di altri episodi francescani si completò ed arricchì la precedente “Predica agli Uccelli” (anno 1952) facendone uno spettacolo per la Festa di San Francesco a Ripa di Roma, del 4 ottobre, sul Sagrato della Chiesa intitolata all’Assisiate in Trastevere. La scelta di tale luogo dapprima destò alcune perplessità, in quanto sulla stessa piazza si affacciava tutta una serie di osterie trasteverine! Vinse però il coraggio del Parroco francescano, Padre Cerasa: di “affrontare la piazza”! Il risultato fu: gli avventori dalle osterie, vuoi incuriositi, vuoi interessati dallo spettacolo, se ne vennero, quatti quatti, uno dietro l’altro, con la seggiola ed il bicchiere in mano, a sedersi presso le transenne per assistere alla recita! Di questo è capace il teatro, anche quello sacro! Il teatro aveva vinto ancora una volta! - E qui, vale la pena di riferire un episodio emozionante. Proprio in quella occasione dello spettacolo francescano – finita la rappresentazione sulla piazza, e dopo gli entusiastici applausi (anche degli avventori delle osterie…che posarono, per applaudire, il bicchiere sulle transenne!) mentre gli attori si ritiravano nel vicino convento dei Francescani, Lavagna viene avvicinato da una distinta vecchietta che, con tutta compunzione, chiede: “Potrei salutare San Francesco?”. E la domanda poteva senz’altro indicare quello che avviene, dopo uno spettacolo: che gli amici e conoscenti vanno a salutare e complimentarsi con gli attori. Per cui, Lavagna accompagna la signora anziana nella stanza dove l’attore (Carlo Lombardi) e che aveva interpretato ottimamente il personaggio di S. Francesco, stava per cambiarsi...e si era appena tolto il cingolo!
           - Appena in presenza dell’attore, improvvisamente, la signora si inginocchia: “Dammi la tua santa benedizione!”. - Dopo un momento di imbarazzo, da parte di tutti i presenti, l’attore: “Ma io...non sono San Francesco!” - “Non importa, hai così bene interpretato la parte di San Francesco!” - E Lavagna a fare cenno, alle spalle della signora, facendo segno con la mano…di benedire, con un segno di croce! – Ma l’attore: “Cara signora, ma io non sono neppure un frate!” - E la signora imperterrita: “Ma hai così bene benedetto, gli uccelli, recitando!” – Per cui, alla fine, l’attore, dopo i ripetuti accenni di Lavagna: di fare sulla vecchietta, un segno di croce, l’attore, finalmente (e qui, ci mise anche un po’ di scena!) l’attore si raccolse, alzò gli occhi al cielo, e benedisse facendo un ampio segno di croce sulla signora, posando, poi, sulla sua testa le mani, che, subito, la vecchietta afferrò, baciandole con compunzione, con le lacrime agli occhi! Per cui, è ancora il caso di ripetere: “come volevasi dimostrare” sulla validità emozionale del teatro!!
           - Andata via la vecchietta, commosso, l’attore: “ Quanto siete stupidi, voi preti, a non fare più spesso di questi spettacoli! Perché, ti giuro, a parte il fatto della vecchietta, ti confesso, che, nel momento della benedizione, ho sentito che mi attraversava…un “non so che”… quasi una forza strana, un non so che…chissà di soprannaturale…” – E Don Lavagna: “Certo, era la grazia di Dio, quella grazia che ha le sue vie, che è passata anche attraverso di te” – “Che… sono quasi un miscredente!”- “La grazia passa dove vuole, anche attraverso i miscredenti come te…che poi, chissà se sei proprio un miscredente!”.
           - E furono quei due episodi: quello degli avventori dell’osteria, e quello della vecchietta (se poi ce ne fosse stato bisogno) che rinforzarono, rinfocolarono in Lavagna: nella convinzione di quanto sia importante e fruttifero fare del teatro sacro, nel settore delle Comunicazioni Sociali! Sia pure accanto al cinema, alla radio, alla televisione!

ANNO 1957 – Lavagna ottiene dall’autore del racconto originale, Josè Maria Sanchez Silva, il permesso per la riduzione teatrale del suo capolavoro “Marcellino pane e Vino”. Ciò avvenne a seguito dell’incarico ricevuto da Lavagna, da parte della Segreteria di Stato, di accompagnare l’autore del racconto originale spagnolo, assieme a tutto il cast degli attori del film (compreso il piccolo e stupendo interprete Pablito Calvo) ad una udienza speciale, concessa da Papa Pio XII. In un primo tempo, l’autore espresse qualche perplessità dicendo: “Già mi è stato rovinato il mio racconto con il film... però, mi faccia avere la riduzione, e vedrò!”. Chi è del mestiere, capirà le perplessità degli autori! Anche se, per la verità, fu proprio il film a valorizzare il soggetto, facendone quella meravigliosa favola che emozionò tutti, soprattutto per la stupenda interpretazione del piccolo Pablito Calvo. Comunque, letto il copione, il permesso fu concesso, e si poté passare alla realizzazione teatrale.

ANNO 1958 – Realizzazione di “Marcellino Pane e Vino” presentata in “prima” dalla Compagnia del Ridotto del Teatro Eliseo (oggi Piccolo Eliseo) durante la Settimana Santa con repliche per un mese, sia in spettacoli serali che in rappresentazioni pomeridiane per il Teatro dei Ragazzi. Per quell’occasione erano stati messi avvisi sui principali giornali, quali il Messaggero, Tempo, Paese Sera,: “Cercasi, per il teatro, un piccolo interprete di Marcellino, Pane e Vino...romano!” Si presentarono 130 ragazzini sulla scia del successo ottenuto in quegli anni dal famoso film! La scelta cadde sul piccolo Massimo Giuliani, in seguito bravo attore e presentatore di rubriche radio. (FOTO 7- FOTO 8FOTO 9FOTO 10)
           - Sono stati, sino a tutt’oggi 15 i “Marcellini”, poiché ogni due - tre anni era necessario
sostituire il piccolo attore. Un altro “Marcellino” fu Claudio Capone, diventato, oltre che bravo attore anche lui, e doppiatore nella telenovela Beautiful, la voce speaker della trasmissione televisiva di “Quark” di Piero Angela.
           - Sempre nel 1958, dopo un mese di repliche al Ridotto dell’Eliseo il 25 aprile ci fu, del Marcellino, la ripresa TV-RAI con un simpatico episodio: sempre il Direttore TV Pugliese, avendo seguito, (in diretta) lo spettacolo, finita la ripresa, chiama Lavagna (negli studi TV) per complimentarsi e pregarlo di dire al piccolo “Marcellino” (Giuliani, in quel caso) che la RAI voleva fargli un regalo e di chiedere, quindi, al bambino cosa voleva la RAI gli regalasse! Ri-sposta immediata: “Una bicicletta!”. E l’indomani un funzionario della RAI accompagnava La-vagna e il piccolo “Marcellino” a scegliere la bicicletta! Forse un caso più unico che raro nell’ambiente RAI -TV di tutti i tempi!
           - Altro episodio degno di essere ricordato, e determinante, sempre più, per maggiormente convincere, non solo sulla validità del Teatro, ma soprattutto per entusiasmare, il Lavagna, a lavorare con sempre maggior lena nel settore del Teatro per i Ragazzi – altro epi-sodio – un giorno, alla fine di uno spettacolo pomeridiano di “Marcellino”, il Lavagna passava lungo il proscenio, proprio al Ridotto dell’Eliseo, e coglie una frase, detta da un bambino, che, così, si rivolgeva alla mamma: “Senti, adesso che si è chiuso il sipario – e Marcellino non parla più, in soffitta, con Gesù, che è libero – potrei andare un po’ io, a parlare con Gesù?!”. Dove, a parte il valore religioso della frase, c’è anche tutto il valore intrinseco di quello che è il teatro: che fa vivere, con – vivere, credere, come vera realtà, quella che è, invece, solo una fantasia, convincendo, emozionando, co-involgendo col suo messaggio (cosa non certo uguale per il cinema e la TV) proprio perché c’è il rapporto vivo, diretto tra attore e spettatore!

ANNO 1959 – Rappresentazione di “Marcellino Pane e Vino” (una selezione) dinanzi a Papa Giovanni XXIII nell’Aula delle Benedizioni in Vaticano, allora adibita a Sala per le Udienze Pontificie (non esisteva, allora, ancora, l’Aula Paolo VI) In quell’occasione il Papa compie un gesto di grande amabilità (tutti ricordiamo la sua frase appena proclamato Pontefice: “ Portate una carezza ai vostri bambini”). Ebbene, finita la recita, il Capo dei Sediari Pontifici aveva dato l’ordine perché si portasse la Sedia Gestatoria (allora ancora si usava!) per la partenza del Papa dall’Aula delle Udienze – ma il Papa: “Ma prima dobbiamo salutare il bravo Marcellino!” Un momento di smarrimento tra i presenti e subito i Sediari a cercare il piccolo, cui il Pontefice con la consueta affabilità: “Bravo, caro Marcellino, tu hai parlato così bene con Gesù Crocifisso che…” - così facendo si tolse la croce pettorale che portava sul petto - “E lo sai chi sono io?”- Il piccolo, con tutta confidenza, incoraggiato da quella del Papa: “Sei il Papa!”- “Sicuro, bravo, sono il successore di quel Gesù, sulla terra, di quel Gesù con il quale tu hai parlato così bene - ed ora, vedi, ti faccio baciare il mio Crocefisso!”. E’ appena il caso di ricordare la più che comprensibile commozione che prese tutti i presenti, e l’applauso istintivo di chi stava nei pressi! (FOTO 11)
           - Nello stesso anno Lavagna viene incaricato della regia di un Dittico Sacro: “Il Pianto
della Madonna” di Jacopone da Todi e il “Miracolo del Corporale” di Bolsena, rappresentato per il Congresso Eucaristico Nazionale Italiano a Catania, con la partecipazione di Alberto Lupo e Carla Bizzarri. Dittico trasmesso dalla I Rete RAI-TV (vedi anno 1990). (FOTO 12)
           - Questi due testi (di cui sopra, con l’integrazione di una selezione dalla riduzione teatrale di Lavagna dal suo “Marcellino Pane e Vino”, costituiranno, in seguito, il nucleo di uno spettacolo titolato: “Trittico Sacro” che avrà, nel tempo, oltre una cinquantina di presenze in tutta Italia, da San Remo alla Calabria; spettacolo inserito soprattutto in occasione di festività sia eucaristiche che mariane e patronali; e, magari, meglio che le pur ineliminabili sagre dei fuochi artificiali e delle bande festaiole…magari delle majorette! Tutte manifestazioni (comprese quelle sportive, di musica leggera, lotterie, pesche di beneficenza!) - tutte manifestazioni che spesso si inseriscono nelle festività religiose patronali, e non; manifestazioni più che plausibili, ma, tra l’altro, qualche volta, poco attinenti alla festività sacre, accanto alle quali il “Trittico” ha potuto inserire uno spettacolo che si intonava perfettamente al sacro, per dare alla manifestazione spirituale qualcosa di pertinente l’evento religioso, dalla cui celebrazione le iniziative laiche, anche se tradizionali, pur sempre prendono l’occasione!
           - Il “Trittico” viene rappresentato spesso (comprese le occasioni del 25.esimo, 50.tesimo 60.tesimo di Messa di Lavagna) - con un particolare: - che, recitato il “Trittico” prima della celebrazione della Messa (dato che proprio il “Trittico” finisce con il “Miracolo Eucaristico di “Bolsena”) - con una trovata registica, (naturalmente voluta da Lavagna) con, alla fine della Messa scenica, il Sacerdote attore si toglie l’indumento (detto in passato la “Pianeta” modernamente chiamato “casula”) –  si toglie l’indumento sacerdotale che passa al Sacerdote vero, che celebrerà la Messa –creando così un simpatico trovata, che lega il passaggio dalla celebrazione teatrale della finzione scenica, alla realizzazione veristica della celebrazione eucaristica!


Don Lavagna comunica che, oltre alla consultazione del presente SIto, chi volesse approfondire la sua conoscenza potrà consultare una serie di dossier cartacei (scritti, foto) presso i seguenti indirizzi:

- Biblioteca Comunale, Via Monturbano, 14 – 17100 - Savona tel: 019/8310393 - fax: 019/8310716

- Biblioteca del Burcardo della SIAE – Via del Sudario, 44 – 00186 – Roma tel: 06/681971 - fax: 06/68194727

- Biblioteca Radio Vaticana - Piazza Pia 3 - 00193 ROMA - tel: 06/698/83551/4365 - fax: 06/6988384 - SEDOC@Vaticaradio.VA


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