Raffaello Lavagna - Sacerdote - nato a Savona 22/10/1918 - Drammaturgo - Librettista lirico
Autore di testi per canzoni e melodie sacre - Giornalista della Radio Vaticana e animatore di spettacoli teatrali.



Don Lavagna comunica che, oltre alla consultazione del presente SIto, chi volesse approfondire la sua conoscenza potrà consultare una serie di dossier cartacei (scritti, foto) presso i seguenti indirizzi:

- Biblioteca Comunale, Via Monturbano, 14 – 17100 - Savona tel: 019/8310393 - fax: 019/8310716

- Biblioteca del Burcardo della SIAE – Via del Sudario, 44 – 00186 – Roma tel: 06/681971 - fax: 06/68194727

- Biblioteca Radio Vaticana - Piazza Pia 3 - 00193 ROMA - tel: 06/698/83551/4365 - fax: 06/6988384 - SEDOC@Vaticaradio.VA


Anni 1918- 1949 Anni 1950- 1959 Anni 1960- 1969 Anni 1970- 1979
Anni 1980- 1989 Anni 1990- 1999 Anni 2000- 2009 Anni 2010- 2011


ANNO 1970 – Revisione da parte di Lavagna (col benestare degli eredi) di rivedere la traduzione di “Assassinio nella Cattedrale” di T.S. Eliot; traduzione in precedenza fatta dal Vescovo Giovanni Castelli per lo spettacolo alla Festa del Teatro di San Miniato, con la regia di Giorgio Strehler e la superba interpretazione di Gianni Santuccio; una traduzione riscritta con ritmi più moderni e riportata con cesure poetiche, più vicine al testo originale di Eliot, e sopra tutto con una pur meravigliosa interpretazione, nel personaggio dell’Arcivescovo, dell’attore Carlo D’Angelo. Lo spettacolo viene rappresentato nel Palazzo del Laterano, dove, ogni sera, scendeva dal suo appartamento il Cardinale Vicario Dell’Acqua, il quale diceva (riferendosi alla famosa predica dell’Arcivescovo di Canterbury): “Vengo ad imparare dall’attore che interpreta l’Arcivescovo...come si deve predicare!”. Con un simpatico episodio: perché, una mattina, dato che la sera precedente era piovuto e, conseguentemente, al Cardinale sceso per vedere lo spettacolo Lavagna aveva comunicato l’annullamento dello spettacolo, data la situazione piovosa – ebbene, la mattina seguente, Lavagna riceveva dal Cardinale una lettera con allegato un assegno (per la precisione: centomila lire sane, ed allora era una bella cifra!) - con queste parole: “Un modesto contributo per il mancato incasso di ieri sera, dato che agli attori non deve mancare il “pane quotidiano”! Anche se piove, e salta lo spettacolo, essi non possono saltare i pasti !”. Ed era proprio il caso di dire: “Cosa da non crederci!” - tanto il fatto fu strabiliante e, per di più, proveniente da un Eminentissimo Cardinale di Santa Romana Ecclesia! (FOTO 24)

ANNO 1971 – Seconda tournée in Italia de “I Fioretti di Santo Francesco”, dei quali, in seguito, si faranno ben altre quattro tournée, sempre estive: in una delle quali interpretò il personaggio di Francesco Riccardo Cucciolla, il quale, dopo la recita in Santa Croce a Firenze, raccontava a Lavagna: “Quando iniziai lo spettacolo, a sapermi il Francesco di Cimabue dietro le spalle, e a vedermi davanti la tomba di Dante, confesso, quasi mi mancò la parola!”
           - Nell’ultima edizione dei “Fioretti” effettuata (anno 1984) nel Palazzo Pontificio di Castelgandolfo, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II, questi, rivolgendosi all’attore Dignitario Pontificio che voleva negare l’udienza a Santo Francesco, un po’ scherzosamente il Papa: “Eh, lei che non voleva si concedesse l’udienza a San Francesco…eh...ma, Provvidenza volle, che il mio collega Papa di allora, sognasse che S. Francesco sorreggeva sulle sue spalle (con il suo“dosso”) la Basilica del Laterano”! Con un bel sorriso, ed un applauso, da parte degli attori, nonché anche da parte dei veri Dignitari Pontifici di servizio! (FOTO 25) - E ancora, accarezzando il magnifico cane poliziotto interprete del “Lupo d’Aggobbio (di cui si è detto) forse ricordando i suoi trascorsi da attore teatrale, e magari anche ricordando la celebre frase che circola, sui cani che spesso “recitano” come cani a teatro – Papa Wojtila, dopo aver visto la stupenda scena del cane interprete del “Lupo, simpaticamente commenta: “Adesso, d’ora in avanti sarà piuttosto difficile dire…hai recitato male come un cane”!
           - Nello stesso anno 1971 viene messa in scena a Bucarest la riduzione teatrale di Lavagna da “Le Avventure di Pinocchio”di Collodi, ma come un musical recitato, cantato e ballato, con le musiche originali del M° Alberico Vitalini, e con la realizzazione della Compagnia del Teatro dei Ragazzi Romena di Bucarest “Ion Creanga”, che disponeva di un teatro pari al nostro Valle in Roma, o il Manzoni di Milano! Da noi, in Italia, queste cose rimangono un sogno! Lo spettacolo rimase in programma per venti anni e se non fosse successo il patatrac Ceaucescu, l’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest avrebbe celebrato il ventesimo anno di repliche con la collaborazione della Fondazione Nazionale Collodi, allestendo una mostra su “Pinocchio”…(FOTO 26 AFOTO 26 B)
           - Interessante la trovata della Direzione del Teatro Romeno di Bucarest che ai ragazzi che assistevano allo spettacolo di Pinocchio, distribuiva un dépliant, chiedendo di colorare i costumi dei personaggi, con il premio del libro di Pinocchio a coloro che avessero indovinato il colore dei costumi dei personaggi visti nello spettacolo! (FOTO 26 C)
           - Sarà simpatico ricordare che questa riduzione teatrale di Lavagna ha una storia curiosa, e cioè: inizialmente Lavagna veniva sollecitato da un amico regista romeno, Ion Lucian, che, avendo visto il suo “Marcellino pane e vino”, e apprezzandone la dialogazione e la conduzione drammaturgica, pregava Lavagna di fare una pari operazione dal racconto di Collodi, dandogli anche una “chiave” interpretativa per lo spettacolo. Cosa che Lavagna fece volentieri per la “chiave”: consigliando di fare, di Pinocchio, un personaggio della Commedia dell’Arte, nel senso di prendere lo spunto di quando il burattino sale sul palcoscenico, chiamatovi da Arlecchino e Rosaura, “come compagno di legno” per andare a ballare con loro, nel Teatro dei Burattini di Mangiafuoco!.
           – Mentre, in quanto all’invito di stendere un copione, Lavagna aveva più di una titubanza, al pensiero di sentirsi dire, in Vaticano: “Passi per “Marcellino” e per “i Fioretti”, ma mettersi a fare il burattinaio!?”. Ma a vincere le titubanze fu, in seguito, un Vescovo, un certo Mons. Albino Luciani, allora Vescovo a Vittorio Veneto, poi Cardinale Patriarca di Venezia, e Papa Giovanni Paolo I, cui Lavagna, in occasione di una recita di “Marcellino” proprio a Vittorio Veneto, aveva fatto invito di vedere lo spettacolo di “Macellino” – con la promessa da parte di Mons. Luciani di essere presente allo spettacolo, se libero da impegni – anzi, con il particolare di mandare i Chierici del Seminario, e anche i Professori, per imparare ad apprezzare il teatro! Tanto che Lavagna, vedendo da parte di Luciani tanta partecipazione, e l’inconsueto incoraggiamento per queste attività teatrali – Lavagna si confidò con lui: “Sa, Eccellenza, mi hanno chiesto di fare come per “Marcellino” una stessa operazione: di riduzione teatrale da Pinocchio…però, se la faccio, in Vaticano, mi daranno del burattinaio!?” – Risposta: “Non si preoccupi, la faccia pure, dica magari che l’ho incoraggiata io! Perché, caro Don Lavagna, Pinocchio, sotto sotto, (senza che lo stesso Collodi se ne sia accorto) Pinocchio ha un nascosto sottofondo teologico…Geppetto è come Dio Padre Creatore al quale, subito, Adamo disubbidisce – un pò come Pinocchio al suo creatore (con la “c” minuscola) cui, appena creato subito disubbidisce, si pente (e come tante volte fanno gli uomini) ridisubbidisce ancora, e così, per molte altre volte, finché, alla fine, si pente, ascolta la voce del Grillo Parlante, cioè della sua Coscienza, e si redime definitivamente per diventare da burattino, un vero bambino!. Quasi un simbolo della vita dell’uomo, delle sue vicissitudini, in quel suo, tante volte, e tanto spesso, rifiutare i dettami della propria coscienza, cioè gli ammonimenti del proprio “Grillo Parlante!”
           - E curioso che a richiedere di fare la drammatizzazione di Pinocchio fu un regista romeno, dal nome Lucian – e a dare il via un altro…Luciani! Ricordando anche che una quasi identica interpretazione, sia pure da angolazioni diverse, prenderà, negli anni successivi, il Cardinale Biffi di Bologna – in garbata polemica con il Senatore Spadolini – tanto è connaturata questa significazione religiosa sottintesa; e chissà che dipenda proprio da questo sottofondo (oltre si capisce la stupenda e inimitabile e vivace conduttura drammatica insita nel racconto collodiano) chissà non si debba attribuire proprio a questo sottofondo teologismo, il fortunato e mondiale successo di Pinocchio, le cui edizioni di stampa, sono solo superato da quelle per la Bibbia!
           - E il Vescovo Luciani, da Papa, parlerà di Pinocchio in una udienza in Vaticano, come aveva già fatto, e scritto, di Pinocchio, nel volume “Illustrissimi”, con i suoi simpatici soliloqui con scrittori, uomini politici, letterati, poeti, grandi personaggi della storia e, tra questi, appunto, con Pinocchio! - Per cui, confortato da questo giudizio, il copione fu scritto da Lavagna, e messo in scena a Bucarest dal regista romeno, che fece, come gli era stato consigliato da Lavagna: di fare di Pinocchio un burattino della “Commedia dell’Arte”, “compagno- fratello di legno” di Arlecchino e Rosaura – il tutto in uno spettacolo tutto vivo e pimpante, realizzato dalla Compagnia Nazionale Romena “Ion Creanga” – che prese anche lo spunto sul tipo di quel memorabile “Arlecchino Servitore di due Padroni” di Goldoni, con la regia di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano.
           - E’ appena il caso di ricordare “ad perpetuam rei memoriam” che, proprio in quegli anni, Carmelo Bene, anche lui, scopriva e interpretava ( a modo suo, si capisce!) Pinocchio, di cui Lavagna ricorda una sua recita in una cantina di Trastevere, dove, essendo nella prima fila della platea, fece appena in tempo a scansarsi per un improvvisa “pipì” di Carmelo! Un Bene, poi diventato un mito per i giovani e che, in seguito, ripresenterà un‘altra interpretazione di Pinocchio tra drammatico e musical, in cui Bene faceva tutti i personaggi, dando ad ognuno di essi la sua flautata incantevole voce! - Per quanto riguarda ancora l’edizione romena, oltrechè per l’interpretazione di Pinocchio, personaggio della Commedia dell’Arte, (come suggerito da Lavagna)
il successo fu dovuto anche per la vivezza e gaiezza briosa delle musiche all’italiana del Maestro Alberico Vitalini – tanto che: la notizia del successo dello spettacolo di Pinocchio, arrivata in Italia, provocava l’invito per una tournée in Italia della Compagnia Romena (1972) addirittura invitata ad esibirsi al Teatro La Fenice di Venezia!

ANNO 1972 – Fedele alla promessa dell’anno 1950, Lavagna, in occasione del I° Centenario della nascita di don Lorenzo Perosi (1872 – 1972) propone ai Superiori in Vaticano di fare una commemorazione ufficiale da parte della Radio Vaticana, chiedendo una assegnazione speciale di 50 milioni (allora!) per registrare tutta una serie di Oratori, da parte delle maggiori Istituzioni Musicali Italiane, presso le quali Lavagna sarebbe riuscito a far mettere in programma un oratorio perosiano- e qui bisogna dar atto all’allora Sostituto alla Segreteria di Stato, S.E. Mons. Benelli, poi Cardinale di Firenze, che, con il suo stile leale, preciso e decisionista: “Caro don Lavagna, ci si dimostri che Perosi, pur apprezzato da Mascagni e Puccini – che lei mi riferisce, dicevano:“Ha più note in testa ‘sto pretino, che capelli in testa noi due” – ebbene, ci si documenti che Perosi è ancora, nell’età moderna, considerato un valido musicista, e allora si vedrà!
           - Gran darsi da fare di Lavagna, che rimediava il giudizio di Francesco Siciliani, fondatore della Sagra Musicale Umbra, già Direttore Artistico alla Scala, poi Direttore delle Orchestre della RAI-TV, e infine Presidente dell’Accademia di Santa Cecilia - Siciliani che così si pronuncerà: “Personalmente ho sempre programmato con successo Perosi, a partire dai miei anni alla Sagra Umbra - e mi pare che non ci siano dubbi sul suo valore artistico musicale” – se lo stesso Toscanini vorrà dirigere Perosi, dicendo poi all’amico Editore Ricordi: “Guarda di non lasciarti scappare ‘sto Pretino, come hai fatto con la “Cavalleria Rusticana” di Mascagni!” Ricordando anche il fatto che, in quella occasione, fu una delle poche volte che Toscanini smentì se stesso, concedendo dell’Oratorio perosiano che dirigeva…una replica!? (FOTO 27)
           – Affermazione convalidata da un altro prestigioso giudizio, in proposito, l’illustre critico musicale, Giulio Confalonieri: “Dica ai suoi Superiori che, per lo meno, sarebbe bene che voi cattolici, voi preti, voi Vaticano, non lasciaste passare, per scoprire don Lorenzo Perosi, non lasciaste passare i tre secoli che ci sono voluti, a noi musicisti e musicologi, per scoprire quell’
all’altro prete, e grande musicista, che fu Don Antonio Vivaldi”!
           - E così Lavagna poté (diciamo così) vendicare Perosi!? (anno 1950) e far partire la commemorazione perosiana: Arena di Verona con l’Oratorio “Transitus animae”, con il giudizio del critico del Corriere della Sera, Franco Abbiati: “All’Arena, l’esaltazione della patria terrena, con “Alessandro Nievski” di Prokofiev e l’esaltazione della patria celeste con l’Oratorio di Perosi “Transitus animae” - e alla Fenice di Venezia, la “Resurrezione di Cristo”, diretta dal prestigioso Maestro Gavazzeni - al Teatro Verdi di Trieste lo “Stabat Mater” - al Teatro Regio di Torino la “Strage degli Innocenti” - all’Aula Paolo VI il “Giudizio Universale” diretto da Alberico Vitalini – a Cagliari la “Passione di San Marco”, con Ferruccio Scaglia, che dirigerà pure al Bellini di Catania “Vespertina Oratio” - mentre a Palermo con l’Orchestra ed il Coro del “Teatro Massimo” per la Sagra Internazionale Musicale di Monreale, il M° Mario Rossi, Direttore dell’Orchestra RAI di Torino, dirigerà “Dies Iste” – non dimenticando l’Accademia Chigiana di Siena (direttore Luciano Alberti) dove saranno eseguiti i Quartetti e i Quintetti perosiani.
           - Con un’appendice, da allora, e negli anni seguenti, per animare a Tortona un Ente Festival Perosiano: con un Lavagna che, prima, chiede udienza al Comune Tortonese, dove trova un appassionato di musica nell’Assessore Monteleone, che, avuta sicurezza da Lavagna che il Ministero dello Spettacolo dà un 50% di quanto stanziato dal Comune, subito fa deliberare in proposito dalla Giunta Comunale una sovvenzione per la creazione di un Ente Festival Perosiano; e poco dopo, posta la prima pietra, proseguimento ed interessamento, sempre di Lavagna, ad Alessandria presso l’Amministrazione Provinciale, nel cui circondario si trova Tortona, patria di Perosi, e dove era Presidente - guarda caso! - un Tortonese! E ancora, per accendere sempre più l’interesse su Perosi, andata di Lavagna alla Regione Piemonte (Assessore Leo) per convincerlo che - tutto sommato - Perosi era, sì, una gloria ecclesiastica, ma era anche il più importante e celebre musicista di cui il Piemonte potesse gloriarsi!
           - E tanto fu battuto il chiodo, che nel 1996 partirà il I° Ente Festival Perosiano, che avrà la fortuna di trovare, subito, un efficientissimo Direttore Artistico nel M° Arturo Sacchetti, illustre musicista, già Direttore del Coro da Camera della RAI e, in seguito, Direttore dei Servizi Musicali della Radio Vaticana, e da sempre entusiasta assertore della validità artistica di Perosi!
           - Sempre nel 1972, continuando nella serie degli spettacoli estivi, nel Palazzo del Laterano, “la prima” del dramma “Davide Re” di Lavagna, suggestionato dalle peripezie di questo poeta peccatore, ma che sa però cantare, alla fine, il suo “miserere” da pentito – dramma in cui, nella conduzione drammatica, Lavagna vuole valorizzare “il coro biblico”, in una umile e discreta imitazione del “coro classico greco” – attingendo a piene mani dai Salmi Davidici, dove preghiera e poesia e lirica si intrecciano in una simbiosi di altissima caratura artistica e mistica. Cosa che piacerà tanto al musicista Alberico Vitalini, tanto da comporvi sopra, nel testo appositamente ridotto da Lavagna a libretto, un’opera lirica, ma di cui, si dirà meglio nell’anno l975!

ANNO 1973 – Seconda tournée italiana di “Assassinio nella Cattedrale”, (anno 1970) con uno spettacolo addirittura nel Casinò di Campione d’Italia (cosa inusuale in un ambiente dove i frequentatori sono in ben altre “faccende…affaccendati “!) – con un altro simpatico episodio, durante la tournée, a Siena: in quanto, era prevista la rappresentazione sul sagrato del Duomo; solo che, nel pomeriggio, un acquazzone metteva in forse l’esecuzione della rappresentazione! Si chiese allora, all’Arcivescovo di poter fare lo spettacolo dentro il Duomo. Avuto il benestare, ci fu un breve consulto tra il protagonista del personaggio dell’Arcivescovo, Carlo D’Angelo, e Lavagna “Dove fare la predica centrale di “Assassinio”? (FOTO 28)
           - Si pensò subito: sul pulpito del Duomo! Ottenuto, anche per questa soluzione, il benestare episcopale, al momento del finale della predica, quando l’attore Arcivescovo di Canterbury (l’attore D’angelo) benedice dal pulpito: “Nel nome del Padre, del Figlio e della Spirito Santo”, istintivamente, tanta era la suggestione e anche l’incisività dell’attore D’Angelo, che si vide gli spettatori, compreso l’Arcivescovo...che si facevano il segno di Croce! Ennesima prova di cosa è capace la suggestione del teatro, lo spettacolo dal “vivo”!
           - Ancora nel 1973 una tournée, questa volta con una Compagnia Italiana di “Pinocchio”, sempre come musical – Compagnia che, oltre le piazze della Svizzera (Lugano, Locarno, Zurigo, per le Comunità italiane) ha l’onore di essere invitato a Parigi nella “Cité Universitarie” a rappresentare l’Italia; mentre a Saarbruchen (anche dato il carattere musicale dello spettacolo) la rappresentazione sarà proprio, come alla Fenice di Venezia, nel Teatro Lirico di Stato, tra un illustre Straus, con una prestigiosa “Arianna a Naxos” e addirittura l’ opera “Le nozze di Figaro” di Mozart, dato il carattere musicale del musical Pinocchio (bontà loro!).

ANNO 1974 – In preparazione dell’Anno Santo Lavagna traduce dal portoghese la commedia “Il giorno che sequestrarono il Papa” del brasiliano Joao Bethencourt spettacolo che Lavagna aveva visto a Madrid, e dove la commedia era al secondo anno di repliche – come pure a Parigi – e con sempre rinnovato successo anche nei principali teatri di lingua tedesca, riscuotendo successo pur nell’ambiente protestante (un commento: “Noi siamo, per principio, antipapisti, ma un Papa così è veramente simpatico!”) - simpatia e apprezzamento per il tema che vede nel personaggio del Papa protagonista di scena, ben tre Papi –un amabile Papa Giovanni XXIII quando se ne usci alla chetichella dal Vaticano (cosa esemplata nella commedia!) – con un Paolo VI che lanciò all’OMU il gridò: “Basta con la guerra” - ed un Papa Giovanni Paolo II, che proclamò ad Assisi la famosa “Giornata della Pace” – giornata di pace che sarà richiesta, nella commedia, dal Papa protagonista sequestrato, affinché per la sua liberazione l’ONU dichiari una “Giornata di Pace” nel mondo, e, per anche un solo giorno, non si sparga sangue sulla terra!
           - La commedia andrà in scena a fine dicembre al Teatro San Babila, con la regia di Fantasio Piccoli, e con un mese consecutivo di repliche e un interessante risultato (e importante ai fini finanziari!) con la massima media degli incassi! Interpreti principali: Ernesto Calindri e Lia Zoppelli – (FOTO 29) – un Calindri, che se non veniva a mancare, era tanto innamorato di questa commedia da volerla riprendere per il Grande Giubileo del 2000, con l’intenzione di farne la conclusione della sua carriera, e con il grande desiderio di cambiare ruolo, e non fare il “sequestratore”, ma il...Papa “sequestrato”! E di poterlo, il “Papa teatrale e virtuale”, rappresentare davanti al “Papa reale” Giovanni Paolo II, che, ad Assisi, come nella commedia, indirà la “Giornata della Pace”. Da sottolineare che la commedia viene ad essere, quasi profeticamente, un messaggio di quel desiderio di pace, affinché almeno “per una giornata non si uccida sulla faccia della terra” – sentimento tanto sentito sempre, nel cuore degli “uomini di buona volontà”, senza dire quanto desiderata “questa pace”, soprattutto in questi nostri tanto travagliati tempi moderni – tanto che sarà ripresa questa commedia numerose volte in seguito, data la sua sempre valida e anche moderna attualità!

ANNO 1975 - Per l’occasione dell’Anno Santo ’75, Lavagna è chiamato a far parte del Comitato per le manifestazioni artistiche del Giubileo – proponendo la Compagnia del Teatro Bernini di Roma per una ripresa di “Marcellino Pane e Vino” di Lavagna, che andrà anche in tournée in varie città italiane.
           – Sempre per il Giubileo viene concordata, da Lavagna, tutta una serie di concerti con le Bande Musicali di Roma (Finanza – Carabinieri – Esercito – Vigili di Roma – Aeronautica) con la ripresa pure da parte della RAI-TV che le manderà in trasmissione - il tutto organizzato dall’allora Direttore Musicale Orchestre RAI, Francesco Siciliani – concerti da tenersi nella Basilica di Sant’Ignazio.
           – Ancora nell’anno 1975, a conclusione delle manifestazioni artistico - culturali del Giubileo, esecuzione a Sant’Ignazio in Roma del III Atto dell’opera “Davide Re”, in forma di concerto, musica del maestro Alberico Vitalini, su libretto di Lavagna, tratto dal suo testo precedentemente recitato, come prosa, nel cortile del Palazzo del Laterano, e poi in tournée per l’Italia con la Compagnia “Spettacoli Sacri”.
           – Curiosa la nascita di quest’opera: avendo chiesto Lavagna al maestro Vitalini le musiche di scena appunto per lo spettacolo di prosa del “Davide Re” - il maestro diede, sì, le musiche richieste, tratte dal suo repertorio, ma affascinato dal testo davidico, lo volle realizzare come libretto per comporvi sopra un’opera lirica di cui (come già detto ) con l’esecuzione del III Atto dell’opera, come concerto, nella chiesa di Sant’Ignazio per la chiusura dell’Anno Santo ’75. E’ doveroso e interessante riferire due giudizi sintomatici e curiosamente provenienti da due sponde opposte – quello del critico dell’Unità, Erasmo Valente: “La musica di Vitalini punteggia la vicenda con fare sanguigno, impetuoso, non estraneo a certe conquiste moderne, viene voglia di accrescere la conoscenza di un compositore così dotato e così applaudito” – e il Valente vorrà andare alla casa del maestro Vitalini, proprio per accrescere la conoscenza di questo maestro, così schivo, ma anche così dotato ed applaudito” - con l’altro giudizio, sull’Osservatore Romano, di Luigi Fait: “Attendiamo con fiducia che qualche teatro abbia il “buon gusto” di allestire l’intero lavoro, anche se le bellezze di queste battute in forma concertistica, risultano altrettanto chiarissime nella severa forma oratoriale”. Ma “nemo propheta in patria” e sarà il Giappone a Tokyo, ad avere il “buon gusto” di mettere in scena la prima teatrale dell’intera opera lirica di questo: “Davide Re”, in una stupenda realizzazione tipo “NO” giapponese (di cui si dirà nell’anno 1983).
           – Sempre per il Giubileo 1975, nuova tournée de “Il Gran Teatro del Mondo di Calderon de la Barca ancora con la Compagnia estiva degli Spettacoli Classici sotto la direzione di Mario Bucciarelli (lo stesso che, nel tempo, ha sempre curato gli spettacoli di Lavagna) con la regia di Sergio Bargone; e la sorpresa, durante la tournée dello spettacolo, e la soddisfazione di una critica, quando il testo calderoniano fu rappresentato a Gardone Riviera, al Teatro del Vittoriale degli Italiani (rifugio di Gabriele D’Annunzio): “Uno spettacolo, questo del “Gran Teatro del Mondo”, che lo stesso D’Annunzio avrebbe visto volentieri nel suo teatro”.

ANNO 1977 – “I Fioretti di San Francesco” vengono portati in scena nella Basilica di Santa Maria Maggiore ad Assisi, in occasione del 750° anniversario della morte di San Francesco. Gli spettacoli sono realizzati nella Basilica – cui proprio Francesco aveva contribuito alla costruzione - con più di 100 repliche, per tutta la stagione estiva, con la Compagnia del “Gruppo Città di Perugia”.
           - La prima rete Rai TV trasmette (dopo due anni di repliche a teatro) in tre puntate lo spettacolo “Marcellino Pane e Vino” con la Compagnia del Teatro Bernini, realizzato nel 1975. L’indice di gradimento dello spettacolo risultò “79”; sorprendenti furono i paragoni con altri indici di gradimento: “Domenica In” di Corrado, “77” – “Portobello” di Tortora “79” - “Viaggio al Centro della Terra” di Giulio Verne e “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, ambedue con indice “80”,che era un bel paragone con l’indice di gradimento “79” di Marcellino! – e ancora un altro raffronto “Natale in Casa Cupiello” di Eduardo de Filippo, indice “77” – dove é evidente che il “79” di “Marcellino” non va giudicato come valore artistico superiore al “77” nei confronti del grande Edoardo, ma era pur sempre un notevole valore di gradimento del pubblico televisivo. Ed un solo punto sotto l’ “80” di Giulio Verne e l’ “80” di Charlie Chaplin, siamo sinceri, era pur sempre un bel prestigioso indice di gradimento lo “79” di Marcellino!?
           – Necessaria una breve puntatina polemica: nonostante il successo di un tal prestigioso “indice di gradimento” Lavagna non è mai riuscito a che si facesse una replica, del “Marcellino pane e vino”. Tutto sommato, quasi contento (anche se con naturale disappunto!) anche se lieto di essere in compagnia dell’ostracismo dato a ben più importanti ed illustri autori teatrali, dato che le Televisioni sono solo preoccupate di far scoprire e di far ballonzolare il davanti femminile, e scoprire e mostrare il di dietro del deretano (tutte cose che, naturalmente, fanno alzare gli indici di ascolto) mentre il vero valore artistico e sociale e culturale sarebbe, e per le TV di Stato, e quelle private, l’elevare gli indici di gradimento! La sofisticata ragione di non replicare in RAI-TV il “Marcellino” (nonostante i prestigiosi indici di gradimento della stessa RAI) pare fosse: che si trattava di una edizione in “bianco e nero” – con opportuna riposta: ”Forse che il filmato del cinema di “Marcellino” non viene replicato molto spesso, nonostante il suo “bianco e nero”?! Tanto più che l’indice di gradimento della stessa RAI dava un così alto apprezzamento! Senza dover ripetere del gradimento “79” uguale alla trasmissione più in voga allora dell’acclamato “Portobello di Enzo Tortora, e gli altri indici di cui sopra si è ben documentato !?
           – Ancora nell’anno 1977, Lavagna, a Monreale, in Sicilia, vede la possibilità di realizzare, in quell’anno, un documentario sui famosi mosaici della Basilica Cattedrale “La Bibbia di Monreale”. Sogno…sognato dall’anno 1960, e sognato per il fatto che, in quell’anno, Lavagna ebbe l’incarico di sovrintendere, per la Radio Vaticana, all’organizzazione della registrazione del concerto annuale che l’Azienda di Soggiorno di Palermo faceva per la Settimana Musicale nella Basilica di Monreale. Solo che, invece della solita visita per vedere i famosi mosaici da parte di turisti, visita della durata al massimo di un’ora e rotti, Lavagna dovette restare tre giorni in Basilica per sistemare la registrazione: prove, concerto; giorni durante i quali, vedili un giorno, vedili per due/tre giorni, con la possibilità nei tempi morti di poter approfondire la conoscenza di quel capolavoro di 130 mosaici, distesi su tutte le pareti della Basilica - alla fine, naturalmente, Lavagna non poteva che restare stupefatto e innamorato dalla bellezza di quel capolavoro mosaicale, potendo non solo valutare il valore artistico di quei capolavori, ma anche (soprattutto per la completezza dei racconti dal Vecchio e Nuovo Testamento) poter valutare la valenza religiosa di quella bella e meravigliosa “Biblia pauperum”!
           - Ma quello che fece passare Lavagna dal sogno al desiderio di dare una realizzazione a quella meraviglia con un bel filmato (quasi ideale scossa della dantesca “parva favilla che gran fiamma seconda”) fu il fatto dall’aver udito, casualmente, in Basilica, passando accanto ad un gruppo di turisti, aver udito da una signora (che, con un binocolo in mano, e con l’altra mano sfregandosi il collo) aver sentito la signora che esclamava: “Mamma mia, che torcicollo m’è venuto, a forza di guardare ‘sti mosaici, su, a 30, 40, 50, metri di altezza!” - E per rendersi conto della magnificenza e grandiosità di quell’opera, basterà dire che: la mano destra del Cristo Pantocratore misura 2 metri e mezzo! (FOTO 30)
           - Frase che, in Lavagna fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: ”Ma perché non fare un bel filmato su queste meraviglie di mosaici, con dei bei primi piani, e senza farsi venire il torcicollo, gustarseli al cinema, ‘ste meraviglie, o magari sul televisore di casa, con un VHS o un DVD?! E di lì, il proposito di darsi da fare per realizzare il sogno. Solo che bisognava, innanzitutto, avere un bel documento da mostrare, per poter convincere qualche produzione, alla realizzane del documentario. Andato, subito, alla ricerca di questa documentazione, Lavagna trovò, sì, il volume a colori ideale, alla Libreria palermitana Flaccovio, ma …mamma mia! Costava 42.000 lire (allora, l960) un periodo nel quale il mensile del Don stava sulle 38.000! Cosa fare? Lasciare, o tentare la Provvidenza? Che la “c’è sempre”, come dice Manzoni – e difatti la cifra potè essere rimediata presso un caro amico, Mons. Sparagio, Economo della stessa Basilica di Monreale; però facendo bene i calcoli: in quanto il Lavagna sulle 38.000 di mensile, doveva usare 30.000, per il vitto e alloggio, a Roma (mille lire al giorno, tutto compreso, allora!) - 5.000 per mandare ai genitori, e sulle restanti 3.000, impegno a versare all'’amico per 21 mesi la cifra di 2.000 lire, e con le restanti 1.000 cercare di limitare le sue piccole spese!
           - Trovati i soldi, comprato il volume, passarono anni e anni, senza che si riuscisse a persuadere e convincere qualche Ente Istituzionale Italiano; tutti a defilarsi: a cominciare dalla Regione Siciliana, dalla Cassa di Risparmio Palermitana, dalla RAI, e anche a tirarsi indietro l’Istituto Luce, che sarebbe stato l’unico a doversi fare il carico per valorizzare artisticamente quel monumento artistico che tutto il mondo invidia, e, per la verità, molto meglio che tante produzioni da parte di quell’Istituto, che avrebbe dovuto avere, proprio nelle sue finalità istituzionali, il dovere di affrontare un tale impegno culturale, più che tante sovvenzioni a film, di tutt’altra pasta artistica, e, naturalmente, raccomandati dai vari politici in carica, vuoi di parte sinistrorsa che di parte destrorsa!?!?
           - E intanto si arrivò dal 1960 al 1977, quando un caro amico di Lavagna, Fernand Vidal
(un distributore di film francesi in Italia) amico che, un giorno, fa incontrare il Don con un produttore parigino, André Tranché, che rimane colpito dall’idea, e volle portarsi a Parigi il volume con le bellissime foto a colori dei mosaici. Volume che il produttore francese, mise sul suo tavolo, con l’intenzione di trovare qualche finanziatore, se fosse capitato l’occasione propizia. Ed ecco in altro fatto provvidenziale: capitò un giorno, nello studio del produttore il ben noto regista Marcel Carné; e siccome, durante la loro conversazione, arrivò una telefonata per il produttore, telefonata che si prolungava, Carné cosa fa? Si mette a curiosare sul tavolo, e finisce per sfogliare il volume sui mosaici di Monreale. Finita la telefonata, il Carné, incuriosito, all’amico: “ Che, adesso ti interessi di arte?” – “ Ma no, si tratta dell’idea di un pretarello di Roma, che vorrebbe fare un documentario su questi mosaici…” – E Carnè, continuando a sfogliare il volume:”C’est un idée” – al che il produttore: “Tu pensi, da esperto, che potrebbe essere una trovata fattibile?” – “Naturellement, se si trova l’argent!” – E il produttore, incredulo: “Me lo metteresti per iscritto, che la cosa sarebbe fattibile?” – E Carné, firmando il papier: “E’ una cosa talmente fattibile, che, se si trovasse l’argent, mi piacerebbe fare con questo filmato, il mio testamento spirituale, proprio come ha fatto Matisse con la sua Cappella di Vence in Provenza”! - L’indomani il produttore partiva per la Svizzera a proporre a dei finanziatori, l’idea; ma subito con la risposta: “Ma non ci sono attori celebri!” – “Però, c’è un regista celebre!”, e mette sul tavolo il papier di Carné.
           – Risultato: il finanziamento fu assicurato - ritorno a Parigi di Tranché – telegramma a Lavagna di trovarsi a Fiumicino, per andare tutti assieme a fare un sopralluogo a Monreale – e di lì. la partenza (sulla traccia di una sceneggiatura di Lavagna, tratta dalla Bibbia, e con commenti mutuati dallo stesso Libro dei Libri e accennati sugli stessi mosaici) partenza con un entusiasta Carnè, che, da par suo, finirà per realizzare, sì, un esemplare più unico che raro di valenza religiosa e artistica, ma anche un esemplare di studio di altissima caratura culturale, per approfondire la conoscenza dei vari metodi di lavorazione dei 400 mosaicisti, che, per l0 anni, negli anni 1100, hanno lavorato a tappezzare di oro e d’arte la Basilica monrealese - mosaicisti vuoi sia di scuola bizantina che romana e ravennate. Con la conclusione di un filmato, dalla critica giudicato un capolavoro cinematografico su di un altro capolavoro musivo, che fa di questa Bibbia un documento di valore eterno, perché (come concordemente è stato osservato) tutti gli altri filmati, sullo stesso argomento biblico, passeranno - e saranno dimenticati anche gli attori interpreti, mentre non passerà né questo meraviglioso monumento d’arte figurativa, né questa riproduzione cinematografica che, così bene illustra le storie bibliche. grazie ad un vero genio dell’arte filmistica!
           - Cosa curiosa questa Bibbia è l’unica presenza di Marcel Carné al Festival di Cannes
pur nella sua lunga carriera di cineasta tra i più illustri registi francesi – film che ottenne il “Premio Ecumenico” – e subito passato da “Antenne 2” in trasmissione, e, nonostante il rifiuto di volerlo produrre, trasmesso anche dalla RAI-TV, con ben due repliche, a dimostrazione che la proposta (inascoltata!) di Lavagna era ben valida, quando egli la fece, suo tempore! Film richieda allora, proiettato, poi, un po’ tutta Italia, nell’intento di poter far conoscere sia la meraviglia artistica e culturale della Basilica, che il suo valore religioso di lettura della Bibbia - un filmato richiesto nei vari Centri Culturali, e addirittura apprezzato intrattenimento per tanti Convegni (basti ricordare le tre proiezioni al Meeting di Rimini) – film proiettato per tante Feste Patronali, non si dice al posto delle tante tradizionali manifestazioni festaiole, ma per lo meno come complemento sacro, là, e quando, c’è una festa di carattere religioso, invece di tante manifestazioni ben lontane dalla festa religiosa, da cui pur prendono l’occasione! Un po’ come già detto per il teatro a carattere sacro!
           - Richieste anche curiose, come quelle volute dal PASFA (Patronato Assistenza Forze Armate, Presidente la Signora Andreotti) Patronato che, attraverso i Cappellani Militare,
ne fece tutta una serie di proiezioni, per le celebrazioni religiose natalizie e pasquali, presso i
Comandi Militari. A parte le proiezioni per le Scuole sia Maggiori (Licei, sia Artistici che Classici, proiezioni volute dagli Insegnati di Arte) sia anche le proiezioni per le Scuole Inferiori (le Medie, e pure le IV e V Elementari) e basterà il commento di uno scolaro: ”Ma questi mosaici mi sembra proprio che siano i fumetti di allora!?”,

ANNO 1979 - A Sofia, in Bulgaria, viene presentato lo spettacolo “Pinocchio” (sempre in versione musical) da un regista bulgaro (Adamov) che ne aveva visto la rappresentazione a Bucarest. Ad uno di questi spettacoli, presentato ai partecipanti al Congresso dell’Istituto Internazionale del Teatro (che si teneva a Sofia) era presente il famoso scrittore americano, Premio Pulitzer, William Saroyan, che così si espresse: “Very beautiful play, intelligent, touches by genius; it is the brightest play of all; In this Pinocchio the imaginary is more real than the real!!”. (31 A31 B31 C – 31 D – 31 E – 3233)


Don Lavagna comunica che, oltre alla consultazione del presente SIto, chi volesse approfondire la sua conoscenza potrà consultare una serie di dossier cartacei (scritti, foto) presso i seguenti indirizzi:

- Biblioteca Comunale, Via Monturbano, 14 – 17100 - Savona tel: 019/8310393 - fax: 019/8310716

- Biblioteca del Burcardo della SIAE – Via del Sudario, 44 – 00186 – Roma tel: 06/681971 - fax: 06/68194727

- Biblioteca Radio Vaticana - Piazza Pia 3 - 00193 ROMA - tel: 06/698/83551/4365 - fax: 06/6988384 - SEDOC@Vaticaradio.VA


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